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Storia del self storage: dai magazzini dell'antica Roma ai primi box americani

Di Manfredi Miraula. Ultimo aggiornamento: .

Durante un trasloco può capitare di dover lasciare la vecchia casa prima che quella nuova sia pronta. I mobili sono già imballati, gli scatoloni si accumulano e serve un posto dove conservarli fino al trasferimento definitivo.

Oggi una possibilità è affittare un box self storage, uno spazio riservato all'interno di un centro dedicato, dove depositare i propri beni e accedervi autonomamente negli orari consentiti.

Siamo abituati a pensare ai depositi come a strutture moderne, con porte avvolgibili, sistemi di accesso elettronici e telecamere. Eppure, l'esigenza di custodire le proprie cose fuori casa accompagna le persone da molti secoli.

Per scoprire come è nato il self storage dobbiamo tornare molto indietro nel tempo, fino all'antica Roma. La storia ci porterà poi attraverso i magazzini delle imprese di traslochi americane, fino a un'idea nata negli Stati Uniti intorno agli anni Sessanta.

Un'idea che avrebbe cambiato il rapporto tra le persone e lo spazio utilizzato per conservare i propri beni.

Nell'antica Roma esistevano già i depositi per gli oggetti personali

A Roma, oltre duemila anni fa, esistevano edifici chiamati horrea. Erano magazzini utilizzati principalmente per conservare grano, olio, merci e altre provviste destinate alla città.

Alcuni avevano però una funzione diversa, più vicina a quella dei depositi che conosciamo oggi.

Secondo il Dictionary of Greek and Roman Antiquities, pubblicato da William Smith nel 1875, durante l'Impero romano esistevano horrea pubblici nei quali i cittadini potevano depositare anche denaro, documenti e oggetti di valore che non avevano modo di custodire in sicurezza nelle proprie abitazioni.

La gestione era affidata a funzionari chiamati horrearii, responsabili della sorveglianza e dell'organizzazione dei beni conservati.

Ricostruzione illustrativa di un magazzino romano con cortile porticato, anfore, merci e lavoratori.

Chi utilizzava questi magazzini affidava le proprie cose a un custode, anziché disporre di uno spazio privato da aprire e utilizzare autonomamente.

Il bisogno, però, era già moderno: trovare un luogo esterno alla propria abitazione dove conservare beni che non si potevano o non si volevano tenere in casa.

Esiste anche un'altra storia, spesso citata quando si raccontano le origini del settore.

Secondo una tradizione riportata nel 2016 dall'emittente americana Texas Standard, nell'antica Cina le persone avrebbero conservato alcuni beni in recipienti di terracotta interrati.

Quel che sappiamo è che, per molto tempo, conservare oggetti fuori casa significava soprattutto affidarli a qualcuno che gestisse il luogo di deposito.

Per arrivare a uno spazio riservato, con accesso gestito direttamente dal cliente, sarebbero serviti ancora molti secoli.

Dai magazzini dell'antichità al deposito mobili dei traslocatori

Alla fine dell'Ottocento, negli Stati Uniti, lo sviluppo delle città e la crescente mobilità delle famiglie contribuirono all'espansione delle imprese specializzate nei traslochi.

Una delle aziende più conosciute fu Bekins, fondata nel 1891 a Sioux City, nello Iowa, dai fratelli John e Martin Bekins.

L'attività iniziò con pochi carri trainati da cavalli e si sviluppò fino a comprendere servizi di trasporto e custodia dei beni domestici.

Nel 1906, secondo la ricostruzione storica dell'azienda, Bekins realizzò magazzini in cemento e acciaio che rappresentarono un'importante innovazione per il settore dei traslochi.

Era un modello particolarmente utile per le famiglie che dovevano lasciare un'abitazione senza poter trasferire immediatamente tutti i mobili nella successiva.

L'impresa poteva occuparsi del ritiro degli arredi, conservarli nei propri magazzini e riconsegnarli quando il cliente ne aveva nuovamente bisogno.

Ricostruzione di lavoratori americani di inizio Novecento che trasportano mobili verso un magazzino industriale.

La differenza rispetto al self storage moderno era nel modo di gestire gli oggetti depositati.

Nel deposito del traslocatore era l'impresa a organizzare la custodia e la riconsegna. Il cliente non disponeva normalmente di un box al quale accedere liberamente.

È una distinzione che esiste ancora oggi.

Chi preferisce affidare a professionisti il trasporto e la gestione dei mobili può scegliere un servizio di deposito collegato al trasloco. Chi vuole occuparsi personalmente dei propri beni e recuperarli quando necessario può invece valutare un box self storage.

Questa seconda modalità cominciò a prendere forma negli Stati Uniti intorno alla metà del Novecento.

È in Texas negli anni Sessanta che il concetto moderno di self storage prende piede.

La nascita del self storage moderno viene generalmente collocata negli Stati Uniti tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta.

Tra le strutture citate nelle ricostruzioni storiche compare Lauderdale Storage, aperto nel 1958 a Fort Lauderdale, in Florida. Un'altra storia pone il primo self storage moderno nella città texana di Odessa, dove alcuni box furono realizzati per rispondere alle necessità dell'industria petrolifera.

Secondo il racconto raccolto da Texas Standard, gli imprenditori Russ Williams e Bob Munn avevano bisogno di conservare alcune attrezzature vicino ai luoghi di lavoro, in modo da poterle recuperare rapidamente in caso di problemi agli impianti.

La soluzione era piuttosto semplice: piccoli spazi chiusi, con porte avvolgibili, utilizzabili direttamente da chi vi depositava le attrezzature.

L'idea attirò anche l'attenzione degli abitanti della zona, interessati ad affittare quegli stessi spazi per conservare oggetti personali.

Da una necessità professionale nasceva così un servizio che poteva essere utilizzato anche dalle famiglie.

L'attività texana è ricordata per il suo nome particolarmente lungo: A-1 U-Store-It U-Lock-It U-Carry-the-Key.

Un nome che spiegava il funzionamento del servizio: deposita le tue cose, chiudi lo spazio e porti via la chiave.

La novità non era il magazzino in sé, ma la possibilità di gestire autonomamente un deposito riservato.

Ricostruzione illustrativa del sistema di accesso autonomo ai primi box self storage americani.

Non era più necessario affidare ogni oggetto a un custode e richiederne la restituzione. Il cliente aveva uno spazio assegnato e poteva utilizzarlo direttamente, secondo le condizioni concordate.

Non tutte le prime strutture avevano le caratteristiche dei centri attuali. Spesso si trattava di edifici semplici, con file di box e pochi servizi. Ma il principio fondamentale del self storage era già riconoscibile.

Una nuova idea di deposito, destinata a diffondersi

Ripercorrendo questa storia, emerge una differenza importante tra i magazzini tradizionali e il self storage.

Per secoli, depositare i propri beni ha significato soprattutto consegnarli a un'altra persona o a un'impresa incaricata della custodia.

Il modello americano introdusse una possibilità diversa: affittare uno spazio riservato, conservarvi i propri oggetti e accedervi in autonomia.

È il principio su cui si basa ancora oggi il self storage, anche se caratteristiche, orari e modalità di accesso dipendono dal singolo centro.

La semplicità dell'idea contribuì alla sua diffusione. Uno spazio indipendente poteva rispondere alle necessità di chi traslocava, di chi aveva oggetti ingombranti da conservare e di chi cercava un deposito facilmente accessibile per la propria attività.

Negli anni successivi, quei primi box americani si sarebbero trasformati in centri sempre più organizzati, dando vita a un settore capace di espandersi ben oltre gli Stati Uniti.

La prossima tappa della storia ci porta in California, davanti a una fila di porte arancioni che avrebbe contribuito a rendere il self storage riconoscibile a milioni di persone.

Continua la lettura nella seconda parte della serie: Come si è diffuso il self storage: dagli Stati Uniti all'Italia.

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